martedì 30 settembre 2014

3. Uridium, i regali di papà

Mio padre lavorava tanto e a casa c'era sempre poco. Perciò quando tornava la sera un po’ era una festa, un po’ anche no... dipendeva da come gli era andata la giornata. E a volte succedeva che portava una sorpresa… ma molto raramente.. mio padre è un uomo tutto d'un pezzo perciò era ancora più raro che arrivasse a casa con qualche regalino per noi, specie qualcosa fatta per il solo e unico scopo di divertirsi. Mio padre è un lavoratore, di quelli vecchio stampo che la vita è dura e per fare soldi devi lavorare duro. Quindi non aveva mai tempo di divertirsi e anche il tempo di divertirci che avevamo noi, anche se piccoli, veniva ben razionato, e soprattutto ben bilanciato con la giusta dose di dovere, come nelle migliori famiglie. L'incubo di mio padre era che passassimo la vita a giocare e a divertirci trascurando lo 'studio', e ogni oncia di 'divertimento' ci veniva data a peso d'oro. Non che a scuola andassimo male.. io personalmente ero uno di quelli che 'potrebbe fare meglio se s'impegnasse di più' e la scuola per me era solo la tassa che dovevo pagare alla vita per poter fare poi quello che mi andava davvero di fare (cioè videogiochi, disegno, e poco altro all'epoca). Non avevo ancora un gran giro di amici o altro, soprattutto ero ancora in una fase in cui percepivo poco la mia solitudine quindi il senso della vita era in quelle poche cose belle che avevo, tra le quali il 64, il cane (Mosè) e quei pochi regali che mio padre ogni tanto ci faceva. Un giorno entrò con l'aria trionfante dicendoci che 'aveva' una sorpresa. E dalla sua borsa a tracolla, di pelle, con cinghia, tirò fuori Uridium. Purtroppo non era l'Uridium originale ma quello della infamissima Armati Soft. Armati  era la piaga dell'informatica sessantaquattrista dell'epoca, che declinava la pirateria in una versione piuttosto di lusso. Infatti le cassette dell' Armati Soft erano belle confezioncine di plastica con delle illustrazioni da panico sopra (di quel genere di illustrazioni fighissime che andavano all'epoca) che però non c'entravano niente col gioco originale.. robe tipo questa insomma:

... e io ero convinto che fossero gli originali..
Subito dopo che un gioco di cui non sapevamo niente era penetrato dentro casa c'era il fatidico, religiosissimo momento nel quale, durante il (lungo) caricamento, ognuno di noi tre (io, mio padre e mio fratello) attendevamo impazienti l'esito dell'acquisto; per me significava quanto mi sarei divertito… per mio padre forse significava un po’ di soddisfazione per quanto saremmo stati contenti noi e forse anche un po’ di culo di aver beccato un gioco giusto. Mio padre comprava le cose a caso infatti, non è che si informasse mai di quello che ci piacesse o meno, di vestiti o altro, né tantomeno di videogiochi. Semplicemente nei suoi rari slanci d'amore altruistico andava e comprava…ed era sempre un terno a lotto. Fu solo quando apparve la sequenza di apertura di Uridium che la serata prese un'altra piega. Per capire lo sfarzo e il lusso di vedere una corazzata arrivare a super velocità sullo schermo e depositare un piccolo caccia frizzante e roteante, che inizia a sfrecciare su e giù per un fondale metallico adagiato su un campo stellato, bisognerebbe fare un paragone con la prima volta che ho visto Guerre Stellari al cinema, ma non credo che riuscirò mai a rendere giustizia all'ammirazione che avevo per quello che vidi (e che sentii essendo Uridium un gioco con un sonoro magnifico) e i posteri non lo capirebbero comunque:
Giocare a  Uridium era la cosa più vicina al 'pilotare un'astronave' che mi fosse mai capitata, e il fascino ipnotico delle ondate di nemici unito al ritmo incalzante e alla fluidità rimasero per mesi e mesi nella mia testa. 
E da quel giorno Uridium fu il simbolo delle 'astronavi', dello 'spazio profondo', del 'metallo', degli 'alieni' e dell'espressione compiaciuta di mio padre 'GUARDA CHE T'HO COMPRATO'!

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