giovedì 30 ottobre 2014

4. Ghosts n goblins sul 64... il primo amore non si scorda mai


Era la solita cassetta della Armati, comprata con i soldi ricevuti in regalo da mia nonna (una cassetta stava in media intorno alle 18.000 lire che era una fortuna per noi ragazzini). Intorno a lui c'era un'aria di venerazione e mistero, era il coin-op più famoso dei suoi tempi e sostanzialmente una conversione impossibile. Ma io non avevo mai visto il coin-op e soprattutto avevo troppa stima del mio amico c64 per pensare che non avrebbe potuto emularlo. Non sapevo nulla di differenze di hardware, coprocessori e altre amenità, perciò quando avevo in mano la cassetta di GnG per c64 avevo in mano l'originale. Lo portai a casa guardando e riguardando la copertina (la solita copertina inventata da zero della Armati) come un tesoro di cui mi fossi appropriato dopo un lungo straziante aspettare. La recensione su ZZAP! ci aveva dato qualcosa per cui sognare decantando lodi sperticate per un gioco che pareva essere un sogno materializzato. E così fu: l'immersività di GnG era totale, debilitante, assoluta. Non potevo fare a meno di andare in alfa quando ci giocavo, il che mi provocava una serie di stati ipnotici in cui iniziavo a considerare la faccenda di essere un cavaliere del medioevo a caccia di mostri una questione molto, molto seria, anche quando rimaneva in mutande perdendo l'armatura. Non mi stavo rendendo conto del fatto che la mia scarsa vita sociale mi costringeva a crearmi un mondo di fantasia in cui vivere nel quale il 64 era il maestro dei sogni e i videogames i mondi in cui cimentavo la mia grandezza che nella vita non potevo esprimere. La fuga perfetta ora si chiamava Ghosts 'n Goblins. 


Ghosts 'n Goblins fa parte di quella serie di videogames anni 80 che avevano della magia inscritta nei loro bit&bytes, che non sapresti dire esattamente cosa sia, ma sta di fatto che c'è. La magia di un mondo nel quale calarti e stare, del tutto preso nelle onde theta del tuo cervello adolescente.La conversione per 64 aveva solo 4 quadri rispetto al coin-op che scoprii solo anni dopo, e tuttavia per me fu la prima sfida.... GnG sul 64 fu il primo gioco che portai a termine con soddisfazione nonostante la fine mi facesse capire una legge fondamentale: mai aspettarsi dal finale di un videogioco qualcosa di più di ciò che il videogioco stesso ti ha dato. E questa serie di ragionamenti intorno a quanto era bello, pulito e ben programmato GnG (sia benedetto Chris Butler), a quanto era spaziale la musica e così via, mi diedero la sensazione che, sì, avevo iniziato a fuggire dalla realtà. Dalla schermata dei titoli alla musica dell'hiscore table era tutto un lungo sogno che tentava di non farmi accorgere che la vita si stava facendo difficile. In effetti dagli anni trasognati e relativamente tranquilli stavo passando a una strana forma di inquietudine che non riuscivo a spiegare bene: in primis avevo spesso in mente il bisogno di avere una ragazza, bisogno che era maturato da qualche veloce bacetto estivo e qualche apprezzamento nei giorni di vacanza al campeggio. Ma non era semplicemente di piacere a qualcuno che avevo bisogno. Sentivo che avevo necessità di condividere di più con persone reali. I ragazzi della mia età erano in piena crisi 'paninaro', presi da deliri di Clark, Timberland, Moncler, Dolomite e Ciesse, brillantine varie e motorini. La differenza fra me e loro era tanto più marcata quanto più io mi accorgevo di non avere questo tipo di inclinazione, il che mi rendeva esteticamente poco curato, goffo, a tratti ridicolo (cosa che veniva spesso fatta notare). Con la brillantina ho litigato per anni, riempiendomi la testa di gomma appiccicosa e profumata nel tentativo di sembrare 'attraente'. Ma non funzionava affatto.. quello che ottenevo era sempre la stessa cosa: invisibilità, e tutt'al più qualche occhiata di scherno. Le cose si stavano facendo davvero difficili. Anche mio fratello che fino a poco tempo prima preferiva passare del tempo a giocare con me al computer, divenne strano, iniziò a frequentare altri 'amici' con le Clark e il Moncler, il che mi lasciava spesso una strana sensazione che non volevo ammettere ma sapeva molto di abbandono. Così tornavo a Ghosts 'n Goblins e ai miei diari dove immaginavo quali altre successive avventure mi avrebbero atteso sul commodore 64, e intanto iniziavo sempre di più a sognare la ragazza perfetta, oltre che il videogame perfetto. 

Non era ancora adorazione profonda (quella arrivò col Coin-Op), non era ancora ossessione (quella arrivò col suo seguito Ghouls 'n Ghosts) ma era comunque una bella fetta di sentimenti: per il gioco che trasudava bellezza da ogni pixel, per il 64 che era diventato il maestro del mondo dei sogni, e per mia nonna che con i suoi 'regali' mi permetteva di comprare quello che da solo non avrei potuto.